Quali sono i rischi e le complicazioni più comuni legati alla rinoplastica?

Un’operazione sicura, ma non esente da imprevisti

La rinoplastica è tra gli interventi di chirurgia estetica più richiesti e, se eseguita da professionisti esperti, è generalmente sicura. Tuttavia, come per ogni intervento chirurgico, non è completamente priva di rischi. È importante sapere a cosa si può andare incontro, per affrontare tutto con la giusta consapevolezza e serenità.

Tra i fastidi più comuni del post-operatorio ci sono gonfiore e lividi. Niente di grave: fanno parte del normale decorso e tendono a sparire da soli nell’arco di una decina di giorni. È abbastanza frequente anche avere la sensazione di naso “bloccato” o leggermente ostruito, soprattutto nei primi giorni dopo l’intervento, specialmente se è stato necessario operare anche il setto nasale.

Può capitare che dopo la rimozione dei tamponi (di solito dopo uno o più giorni, a seconda dei casi), si verifichi un leggero sanguinamento. Questo fenomeno si chiama epistassi e può anche presentarsi un paio di settimane dopo l’intervento, specie se si assumono antinfiammatori, anticoagulanti o si è esposti a fonti di calore. In caso di epistassi importante, potrebbe essere necessario intervenire con un nuovo tamponamento o, raramente, una cauterizzazione.

Le complicazioni un po’ più serie (ma rare)

Tra le complicazioni meno frequenti ma possibili troviamo gli ematomi, ovvero raccolte di sangue sotto la pelle. Se piccoli, vengono riassorbiti spontaneamente; se invece sono più importanti, potrebbero dover essere drenati chirurgicamente per evitare infezioni o danni alle strutture sottostanti, come la cartilagine.

L’ostruzione nasale, un altro problema che può insorgere, è spesso temporanea e causata dal gonfiore interno. Tuttavia, nei casi in cui si è tolto troppo tessuto cartilagineo o le pareti laterali del naso si sono indebolite, si può avere un collasso delle narici che rende difficile respirare. In questo caso, può essere necessario un nuovo intervento correttivo.

Le infezioni sono molto rare ma vanno comunque considerate. Un intervento ben condotto, in ambiente sterile e con una corretta profilassi antibiotica, riduce quasi a zero questo rischio. Se però si dovesse verificare un’infezione, si interviene con antibiotici specifici, eventualmente dopo un esame colturale (il classico tampone) per capire quale batterio è coinvolto.

Una delle complicanze che preoccupa di più i pazienti è la perforazione del setto nasale. Anche questa è piuttosto rara (meno del 2% dei casi), ma quando succede può portare a problemi come la formazione di croste, piccoli sanguinamenti o rumori respiratori. Se la perforazione è significativa, si può correggere chirurgicamente con innesti di cartilagine o lembi mucosi.

Infine, non bisogna dimenticare che ogni persona ha un modo diverso di guarire. Alcuni soggetti, ad esempio, tendono a sviluppare cicatrici più evidenti o, in rari casi, veri e propri cheloidi. Quando questo accade nella parte esterna del naso (come nella tecnica “open”), si può intervenire con creme, massaggi, infiltrazioni o, se necessario, un piccolo ritocco chirurgico.

Un altro problema, più legato all’aspetto estetico, è il risultato non perfettamente simmetrico o la comparsa di irregolarità, soprattutto a livello della punta o del dorso del naso. Questo può dipendere dalla tecnica usata, dal tipo di pelle o da una “memoria” della cartilagine che tende a tornare alla forma originale. Anche in questi casi, il chirurgo può valutare, a distanza di mesi, se intervenire nuovamente per rifinire il lavoro.

La rinoplastica è un intervento sicuro, ma va affrontata con la consapevolezza che esistono alcune possibili complicazioni, quasi tutte gestibili se si seguono le indicazioni post-operatorie e ci si affida a mani esperte. Parlare apertamente con il proprio chirurgo, esporre dubbi e aspettative e seguire attentamente le istruzioni ricevute è il modo migliore per ottenere un risultato soddisfacente e, soprattutto, sicuro.